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domenica 27 agosto 2006

racconti metropolitani #1


Uscire di mattina presto. La strada, l'aria sicuramente più fresca di quella di casa, la passeggiata che oltre al sangue mette in modo qualche neurone e musica di dubbio gusto in cuffia. Fisicamente sveglio, mentalmente ottuso. Invidio l'apparente lucidità degli sconosciuti che m'intersecano il cammino.

Volti anonimi, nascosti dietro i vetri nelle automobili, come facce in televisione, convinti della loro privacy si intrattengono in ogni tipo di attività, operazioni di trucco e restauro, depilazioni, dita che esplorano narici che ricordano speleologi in missione, gesti inconsulti parlando al telefono. Mi viene da chiedere se mi vedano, peggio, mi chiedo se la loro percezione del mondo non si riduca al mare di lamiere colorate che li circonda. Mi chiedo se si rendano conto che io, misero pedone con l'occhio gonfio di sonno, arriverò prima o semplicemente che sto sorridendo perché li ho pizzicati con 5-6 falangi nelle froge.

Penso che l'automobile riesca a tirar fuori il peggio delle persone e che spesso questo peggio sia proprio la loro più intima natura. Insulti, bestemmie, bava alla bocca, maleducazione. Comportamenti imbarazzanti all'ombra di un posticcia sensazione di anonimato fornita da quattro paretine di metallo e vetro. Quando qualcuno fuori dalla mia macchina mi becca mentre canto a squarciagola nascosto nel mio loculo semovibile mi sento un po' un cretino, lo ammetto, ecco, mi sento come quando qualcuno ti entra nel cesso senza bussare, e tu sei lì, seduto a litigare con le pigrizie del tuo apparato digerente. Intimità violata.

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