365 giorni fa portavo a casa il Signor Scott, dopo un anno disastroso a correr dietro a una bici di bassissima qualità.
Fu subito amicizia, il Signor Scott si dimostrava immediatamente un compagno affidabile, sicuro, comodo. Così è stato. 365 giorni e 4000 chilometri dopo (in realtà siamo quasi a 4100) poco è cambiato.
il Signor Scott a subito, nell'arco di questi 12 mesi, 3 forature (di cui 2 per mia incuria) e il cambio delle pasticche dei freni (dopo 3000 km). Circa 50 euro di manutenzione contro un risparmio in benzina di oltre 500 euro (e poi c'è il tempo, la salute, la palestra, i parcheggi, le incazzature, ...), i calcoli precisi fateli voi.
In quest'anno ho visto aumentare sensibilmente i ciclomobilisti i strada, ora siamo ad una densità media di 2 al km che, con la bella stagione, tende ad aumentare sensibilmente.
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sabato 28 giugno 2014
lunedì 16 giugno 2014
Ciclorumentismi #18
le giornate di merda, tipo oggi.
Dice che piove. Ieri è caduto il cielo e Roma si è trasformata in Venezia. Ma oggi dice che continua a piovere, il cielo è grigiastro, l'asfalto bagnato, ma non cade una goccia che è una dal cielo.
Dice anche che le temperature sono drammaticamente basse.
E allora che fai? Ti vesti un po' più pesante, con la giacca a vento, con le scarpe da pioggia. Il copri pantalone però no. Se dovesse piovere mi fermo e lo metto.
Esco. Fa caldo e fa umido. Tempo 4 pedalate e sento uscire dalle aperture della giacchetta odore di capra morta.
Vabè. Si va avanti. A metà strada, complice l'ennesima botta di caldo, mi dico che è strano tutto quel caldo, ma che forse, in effetti, potrebbe essere colpa dello zaino. Ma lo zaino non ce l'ho. NON HO LO ZAINO?!!?
E dov'è lo zaino? A casa o in cantina, presumo. Posso sopravvivere senza lo zaino? No. Necessito del cambio.
Si torna indietro.
Recuperato lo zaino esce il sole. E nel punto di strada in mezzo al nulla e sotto il sole, la bici inizia a sbandare: bucata la ruota anteriore.
Fortunatamente la riparazione col fast ha funzionato (Il fast è una sorta di schiuma da barba che si spruzza dentro la camera d'aria dalla valvola, va ad occludere l'eventuale buco e si solidifica).
Poteva andare peggio, avrebbe potuto piovere, ad esempio.
Dice che piove. Ieri è caduto il cielo e Roma si è trasformata in Venezia. Ma oggi dice che continua a piovere, il cielo è grigiastro, l'asfalto bagnato, ma non cade una goccia che è una dal cielo.
Dice anche che le temperature sono drammaticamente basse.
E allora che fai? Ti vesti un po' più pesante, con la giacca a vento, con le scarpe da pioggia. Il copri pantalone però no. Se dovesse piovere mi fermo e lo metto.
Esco. Fa caldo e fa umido. Tempo 4 pedalate e sento uscire dalle aperture della giacchetta odore di capra morta.
Vabè. Si va avanti. A metà strada, complice l'ennesima botta di caldo, mi dico che è strano tutto quel caldo, ma che forse, in effetti, potrebbe essere colpa dello zaino. Ma lo zaino non ce l'ho. NON HO LO ZAINO?!!?
E dov'è lo zaino? A casa o in cantina, presumo. Posso sopravvivere senza lo zaino? No. Necessito del cambio.
Si torna indietro.
Recuperato lo zaino esce il sole. E nel punto di strada in mezzo al nulla e sotto il sole, la bici inizia a sbandare: bucata la ruota anteriore.
Fortunatamente la riparazione col fast ha funzionato (Il fast è una sorta di schiuma da barba che si spruzza dentro la camera d'aria dalla valvola, va ad occludere l'eventuale buco e si solidifica).
Poteva andare peggio, avrebbe potuto piovere, ad esempio.
lunedì 4 novembre 2013
1000 e più
Superati di un bel pezzo i primi 1000 km con il sig. Scott, ma qui gli aggiornamenti latitano e... insomma... lo sapete.
Due i problemi riscontrati: ho bucato due volte e si è allentato il cavalletto. Considerando che Looisona a questo punto s'era già fatta un mese d'ospedale direi che va alla grandissima.
Certo, purtroppo per la seconda foratura mi sono messo nelle mani di un ciclista ex macellaio e il risultato è stata una ruota da ricentrare.
Certo, purtroppo per la seconda foratura mi sono messo nelle mani di un ciclista ex macellaio e il risultato è stata una ruota da ricentrare.
Superato abbondantemente il primo anno di bici giornaliera (o quasi), posso anche lasciarmi andare a qualche considerazione sparsa:
- Andare in bici al lavoro continua ad essere divertente. E questo già non è poco. Le poche volte che sono stato costretto a prendere l'auto è stato leggermente fastidioso;
- Non sono più avvezzo agli ingorghi e questo ha avuto un influsso molto positivo sull'umore. Meno sulla capacità, una volta al volante, di districarmi nel traffico. A livello prettamente filosofico, perdere l'abitudine ad affrontare qualcosa di fastidioso penso sia una vittoria;
- C'è sempre un nuovo pezzo di percorso da scoprire e qualcosa da ottimizzare. Questo serve a tenere la noia lontana. Ma anche la possibilità di poter improvvisare percorsi diversi secondo i semafori che si incontrano non è da scartare, sarebbe bello riuscire a trovare un percorso tale da non dover mai mettere un piede a terra;
- Andando in bicicletta ho riscoperto il piacere di farmi quattro chiacchiere al telefono con gli amici.
Di certo ci sono anche delle considerazioni relative al mezzo bicicletta da fare.
La bici, per essere affidabile, va tenuta d'occhio con costanza e non si deve far l'errore di sottovalutare niente. Quindi gomme sempre gonfie, freni sempre reattivi e zero rumori strani. Può sembrare una rottura di palle, in realtà è questione di pochissimi minuti a settimana e, nella peggiore delle ipotesi, pochi euro di ciclista. Che poi se vogliamo è sempre meno di quanto si debba manutenere un'automobile, però è qualcosa che sto imparando a non sottovalutare.
In seconda battuta, come per tutto, è bene essere equipaggiati a dovere. Una pompa che pompi, un casco che non ti faccia sudare l'anima l'estate e via dicendo. Niente che debba essere acquistato tutto e subito però una buona attrezzatura aiuta a tenere sia la bici in forma che a tenere il morale alto.
La bici, per essere affidabile, va tenuta d'occhio con costanza e non si deve far l'errore di sottovalutare niente. Quindi gomme sempre gonfie, freni sempre reattivi e zero rumori strani. Può sembrare una rottura di palle, in realtà è questione di pochissimi minuti a settimana e, nella peggiore delle ipotesi, pochi euro di ciclista. Che poi se vogliamo è sempre meno di quanto si debba manutenere un'automobile, però è qualcosa che sto imparando a non sottovalutare.
In seconda battuta, come per tutto, è bene essere equipaggiati a dovere. Una pompa che pompi, un casco che non ti faccia sudare l'anima l'estate e via dicendo. Niente che debba essere acquistato tutto e subito però una buona attrezzatura aiuta a tenere sia la bici in forma che a tenere il morale alto.
In questo anno ho visto aumentare di molti i cliclisti in strada. Passando da una media di mezzo ciclista a chilometro arrivando agli attuali 2 a km. E questo nonostante piste ciclabili lasciate a sé stesse, traffico e concittadini ancora poco avvezzi alla presenza dei velocipedi per le strade. Segno che forse la strada intrapresa tanto pazza o sbagliata, alla fine, non è.
Dopo tutto questo tempo, posso anche dire con ragionevole certezza che le due più grandi iatture per un ciclista sono:
1. Le macchine in doppiafila. Sappiatelo quindi, ogni volta che lasciate una macchina parcheggiata in mezzo alla strada, Dio uccide un gattino ed un ciclista;
2. Le buche. Serve spiegare perché?
Dopo tutto questo tempo, posso anche dire con ragionevole certezza che le due più grandi iatture per un ciclista sono:
1. Le macchine in doppiafila. Sappiatelo quindi, ogni volta che lasciate una macchina parcheggiata in mezzo alla strada, Dio uccide un gattino ed un ciclista;
2. Le buche. Serve spiegare perché?
venerdì 28 giugno 2013
Ciclorumentismi #17
Looisona se n'è andata.
In disgrazia.
Non ne potevo più. Scarsa qualità dal veicolo, sfiga, incuria, maledizioni, non so la causa, ma si sono rotte troppe cose e troppo spesso.
Segue elenco degli acciacchi di Looisona in 12 mesi:
In disgrazia.
Non ne potevo più. Scarsa qualità dal veicolo, sfiga, incuria, maledizioni, non so la causa, ma si sono rotte troppe cose e troppo spesso.
Segue elenco degli acciacchi di Looisona in 12 mesi:
- Bucata una gomma. E vabè. Però con una gomma antisfondamento con strato in kevlar. E senza spine, chiodi o altro;
- Rotto il cambio dopo un infinito calvario per regolarlo;
- Rotta la forcella anteriore. E qui c'entra poco Looisona e un po' di più una caduta;
- Rotta la centralina del motore. Già, perché la Looisona era una bici a pedalata assistita;
- Sostituite catene interne del motore;
- Fatto riparare il motore perché s'era svitata una vite;
- Squarciata la gomma posteriore per colpa della dinamo delle luci che si era bloccata (!);
- Ruota posteriore spesso fuori asse;
- Catena con il vezzo di uscire dalla corona;
- Luci fulminate.
Sì, ho avuto TANTA pazienza.
Looisona non c'è più, rimpiazzata dal Dr. Scott detto anche Scotti. La differenza fra i velocipedi è quella che passa fra una 126 e una Micra di ultima generazione: migliore sotto ogni punto di vista.
C'è però il problema del cambio di assetto, da bici da città con manubrio all'olandese e una sella più comoda del mio letto, sono passato ad una ibrida con assetto da mountain bike e sellino rigido.
E ora ho male all'osso sacro.
Looisona non c'è più, rimpiazzata dal Dr. Scott detto anche Scotti. La differenza fra i velocipedi è quella che passa fra una 126 e una Micra di ultima generazione: migliore sotto ogni punto di vista.
C'è però il problema del cambio di assetto, da bici da città con manubrio all'olandese e una sella più comoda del mio letto, sono passato ad una ibrida con assetto da mountain bike e sellino rigido.
E ora ho male all'osso sacro.
giovedì 20 giugno 2013
Ciclorumentismi #16

9°-10° km
Verde!
A questo punto due possibilità Farmi una ciclabile lenta, schivando cani, foglie, arbusti, o andando un po' più al galoppo ma in strada?
Sempre più spesso opto per la seconda possibilità che, fra l'altro, è quella più sicura oltre che veloce. Purtroppo la ciclabile implica sali scendi, ostacoli, percorsi più complicati benché nel verde e soprattutto i temutissimi vecchi coi cani. Qui, nello specifico, si tratta di cani giganteschi che scorrazzana a piede libero.
Il tragitto su strada è abbastanza lineare e poi non ci passa praticamente mai nessuno.
Spesso incontro un anziano ciclista in questo tratto. Capelli e barba bianchi, abbigliamento tecnico, bici sportiva e vissuta. Ci salutiamo. E poi lui mi dà la consuenta pista, senza fatica e col sorriso. Gli arranco dietro finché posso e poi arrivederci a tutti.
Dopo il tratto stradale mi ricollego alla ciclabile, attraverso il fiume e mi butto giù verso i prati fiscali, rigorosamente su un marciapiede. Un marciapiede bombardato. Poi si arriva al temutissimo sottopasso pedonale.
Trattasi di un'utile struttura che serve per non farsi uccidere attraversando due grosse e trafficate arterie che però al calar delle tenebre si trasforma e diventa teatro di una serie di avvenimenti che lasciano segni tangibili visibili a noi utenti diaurni.
Approcciando la prima rampa viene spontanea una domanda: "ma quanto cacano le mignotte?". A giudicare da questo microcosmo, la riposta è "molto". Ma come sappiamo che si tratta di esseri umani? Perché ci sono pure fazzoletti sporchi di materia fecale. E come sappiamo si tratta di passeggiatrici? Dalla quantità di preservativi usati presenti al suolo. Goldoni normali l'inverno ma che col bel tempo sembra che quelli alla fragola vadano per la maggiore. Ma oltre a cacca e profilattici ci sono anche segni di guerre a suon di bottigliate. Il risultati sono temibili cocci di vetro. E poi ogni tanto trovi qualche sorpresa diversa... per un periodo, ad esempio, c'era una confezione di plastica, di quelle dove nei supermercati mettono i pachino, con dentro una cacata gigante.
Bene. Superiamo la prima rampa e entriamo nel tunnel. Il tunnel viene lavato e pulito dai mezzi della nettezza urbana. Solo il tunnel. Le rampe no. A metà dello stesso prendiamo l'uscita, una lunga salita che ci porta in una sorta di sputo di area verde fra le due grosse strade.
Qui il panorama è bucolico. Al più si trovano resti di giornaletti porno all'apparenza anni 90 e si avanza in questo micro boschetto, fino al secondo tunnel. Questo è pulito. E non puzza. Mistero. Tornato in superficie sono a un passo dalla meta che raggiungo con poche difficoltà.
martedì 30 aprile 2013
Ciclorumentismi #15
il tratto terminale della ciclabile lungo la tangenziale è in leggera salita, anche se sembra in discesa. La pista è più stretta e scivolosa e non so perché. Fatto sta che qui una volta mi sono quasi ammazzato. Ma non era colpa mia. C'era uno che tagliava le foglie. Con un tagliaerbe. Ed è spuntato all'improvviso. E per terra solo erba tagliata e umida.
Ma torniamo al percorso. La ciclabile si stringe ad una corsia e termina con il semaforo che vorrebbe farmi attraversare via Salaria. E' il semaforo più lento del mondo. E il traffico è quasi sempre in piena. Può scattare il verde ma le macchine ferme davanti ostacolano comunque l'attraversamento.
L'attesa al semaforo è uno di quei momenti del tragitto che mi rende fiero della scelta di cambiare abitudini di trasporto. La gente in macchina è incazzata, aggressiva, scattosa. Te ne accorgi da come cercano di ammazzarti, a prescindere dalla luce del semaforo, perché sei semplicemente un ennesimo ostacolo che li separa dalla loro destinazione. Lo so perché è successo anche a me, tante e tante volte... e comunque poi riesco ad arrivare dall'altro lato in tempo per mettermi in attesa dun altro incrocio.
Ma torniamo al percorso. La ciclabile si stringe ad una corsia e termina con il semaforo che vorrebbe farmi attraversare via Salaria. E' il semaforo più lento del mondo. E il traffico è quasi sempre in piena. Può scattare il verde ma le macchine ferme davanti ostacolano comunque l'attraversamento.
L'attesa al semaforo è uno di quei momenti del tragitto che mi rende fiero della scelta di cambiare abitudini di trasporto. La gente in macchina è incazzata, aggressiva, scattosa. Te ne accorgi da come cercano di ammazzarti, a prescindere dalla luce del semaforo, perché sei semplicemente un ennesimo ostacolo che li separa dalla loro destinazione. Lo so perché è successo anche a me, tante e tante volte... e comunque poi riesco ad arrivare dall'altro lato in tempo per mettermi in attesa dun altro incrocio.
Eh già, questa tratta è lenta. Tante attese. Semafori lunghi.....
martedì 5 marzo 2013
Ciclorumentismi #14
Questo è uno dei tratti che amo di più del viaggio d'andata. Ci si lascia alle spalle il caos dei Parioli e si percorre su ciclabile un lungo tratto lontano da macchine, case e città che via via costeggia sempre più verde. A destra ci sono o piante o un circolo sportivo, a sinistra, oltre la strada, tutto parco.
La ciclabile non è deserta come si potrebbe sospettare, è infatti invasa da signore ricche con cani giganteschi, servi delle signore ricche con cani piccoli, anziani al pascolo ed è pure luogo di transito per studenti liceali. Caratteristica di questi ultimi è camminare con le cuffie e gli occhi incastrati nello schermo del telefonino. Impossibile farsi notare. Difficile schivarli perché si muovono in branchi.
La ciclabile è in uno stato decente di conservazione, purtroppo è stata disegnata da un pazzo. C'è una curva in cui si restringe per lo spazio necessario a far passare una bici e dopo un lungo tratto è a corsia singolal. Altro elemento critico sono le piante che, lasciate a sé stesse, invadono la pista. Poco male, direte. E sì, poco male, se non si dovessero schivare rovi ad altezza faccia. Il casco è un'autentica benedizione in questi casi perché pedalando a testa bassa si riescono a rimuovere la gran parte degli ostacoli!
L'inverno la pavimentazione diventa un infido ammasso fangoso di terriccio, foglie morte e altro. E poi ci sono le macchine gigantesche della roma bene che frequenta il centro Aniene che escono dai parcheggi e dalle 2 stradine d'immissione. Niente di grave, insomma.
Per ovviare ai tanti problemi dei primi 500 metri è sufficiente pedalare in strada. Le macchine sono rare, l'asfalto offre un grip migliore, più pulizia e meno macchine sbucano dai lati a caso. Lo so, il codice della strada dice che il ciclista ha l'obbligo di usare la ciclabile a prescindere dallo stato della stessa. Se c'è la usi. Magari quando diranno che la ciclabile non è posto per far cacare cani o per parcheggiare la macchina e magari le segnaleranno meglio, se ne potrà parlare.
Sarà un caso, comunque, ma 2 dei miei 3 "incidenti" sono accaduti in questo tratto e in pieno percorso ciclabile.
Proseguendo ci affianca a Villa Ada. TANTO verde e aria decisamente più fresca che l'estate è una manna e l'inverno è nebbia estrema. Sempre l'estate, il verde cresce selvaggio occupando tutto l'occupabile (e ciclabile ridotta a poco meno di una corsia), l'inverno arrivano foglie, rami, acqua e fango. Peccato perché è un piacere correre qui. Si supera anche la moschea. e soprattutto il venerdì è molto bello, perché la mattina i commercianti arabi stanno montando i banconi e iniziando a cucinare roba profumatissima. Fine del paradiso per gli occhi, si sfocia in tangenziale.
A destra si vede sempre villa Ada, ma a sinistra l'orrore del traffico impazzito si mostra in tutto il suo degradante rumore. Però il tratto di ciclabile è tutto dritto, lungo e permette di correre parecchio ed è divertente sfrecciare compatendo gli automobilisti che bestemmiano. Unici problemi del tracciato, due "opere d'arte" erette da qualche genio che devo ricordarmi di fotografare e un addestratore di cani che ha il vezzo di annaffiare la pista... e va bene l'estate, ma l'inverno ghiaccia. E non è bello. No, no, no.
giovedì 31 gennaio 2013
Ciclorumentismi #13
6° km
il semaforo dura un sacco, ma con un po' di pazienza se ne imparano le dinamiche ed è possibile attraversare in tutta sicurezza senza attendere il verde. A questo punto eccoci su Viale Parioli. Per un brevissimo tratto è tutto bello. Ciclabile pulita, nessuno tra le scatole. In questo tratto, una volta mi è uscita la catena, un'altra volta ho bucato e un'altra ho perso una luce. Il quartiere evidentemente mi odia e cerca di dissuadermi dal passare di qui.
Non demordo e mi appresto ad arrivare al semaforo successivo. Anche questo è lentino e più difficile da driblare e non è raro che qualcuno col suv ti si fermi davanti e parcheggi.
Non ci sono problemi. Appena scatta il verde dall'altro lato la ciclabile continua per un sacco di strada. Per finire questa tappa mi accontento di passare attorno ad un albero in mezzo alla pista, davanti a un commissariato per arrivare nei pressi di un circolo sportivo. Attorno non c'è altro. Tanto verde. Tanta solitudine e poco traffico.
mercoledì 23 gennaio 2013
Ciclorumentismi #12
5° km
L’attraversamento della via Flaminia è semplice, molto più semplice di quello che si possa presentare grazie ai semafori per il tram. Da qui è possibile ritornare su un brevissimo tratto di ciclabile che passa davanti all’Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano. È una struttura che trovo brutta ma contemporaneamente affascinante. Sembrano tre giganteschi bacarozzi e vicino c’è un locale frequentato da gente indecente. Ogni tanto passare di qua è un problema, una volta c’è la festa del cinema, una volta mettono una pista per pattinare sul ghiaccio, un’altra volta via vai di operai che montano o smontano strutture. Per un periodo anche una serie di convegni… poco male, in qualche modo si riesce a superare e ci si gode di un momento di libertà da traffico e macchine. L’inverno qui inizia la nebbia, ci si avvicina ai parchi e il fiume poco distante certo non aiuta. Il passaggio dell’Auditorium non è però esente da rischi: il marmo è bello ma con l’acqua diventa un tantinello scivoloso. Procedere con cautela.
Dopo l’auditorium ecco una salita in mezzo alla strada per poi immettersi sulla ciclabile che costeggia Villa Glori andando verso i Parioli. E’ una ciclabile tenuta un po’ male, per usare un eufemismo. Foglie, rami, immondizia, detriti del muro di cinta della villa che ormai cade a pezzi, cumuli di foglie alti quanto un uomo adulto… percorrendola si rischia anche di scontrarsi con dei cavalli (!) e si deve fare un po’ di slalom fra signore ricche con cani al seguito, corridori amatoriali e altro che ora non ricordo.
Quella dei cumuli di roba vegetale è un’autentica iattura. Chi spazza non raccoglie, chi raccoglie non spazza, chi pota non raccoglie e non spazza. Il ciclo di pulizia della strada dura settimane, prima cade la roba dagli alberi, poi viene accumulata, poi viene portata via, mentre nel frattempo ricade roba. E io me ne sto fermo al secondo semaforo più lento della storia.
lunedì 17 dicembre 2012
Ciclorumentismi #11
4° km
Dopo un breve tratto di marciapiede eccoci sul Ponte della Musica. Opera recente di cui ancora non mi è chiaro il senso. Il ponte pedonale collega il complesso auditorium-maxxi con… il nulla. Ma non facciamo polemiche che c’è una salita che si fa sentire qui…
L’arrampicata sul ponte dà le sue soddisfazioni, il fiume che scorre più o meno placido sotto di te e nei giorni di sole con le piene invernali sembra un fiume vero, grande, azzurro e maestoso. Sul ponte il chaos della città è improvvisamente lontanissimo. C’è pace. E s’incontrano figure strane. Tipo fotografi e bonone in pose plastiche, fotografi e cozze che guardano l’infinito, gente che fa ginnastica, ragazzini che si riposano appoggiati ai piloni o sdraiati. La struttura è moderna ma ben integrata al contesto, forse perché richiama la copertura dello stadio poco distante, chi lo sa…
Poi si scende. Se il ponte fosse stato 30 metri più lungo sarebbe sceso in una piazzetta. Invece no. Si poggia sul lungotevere, ma devo andare dritto e i semafori non sono comodi. Con un po’ di pazienza e attenzione è possibile inserirsi per un momento nel flusso del traffico per poi uscirne rapidamente, aggirare la piazzetta e immettersi in un via strana. E’ una via larga, dalla pavimentazione dissestata che corre affiancata da caserme e con macchine parcheggiate nel mezzo. Sembrerebbe una strada fatta per sopportare una gran quantità di traffico ma è vuota. Percorrerla è divertente, soprattutto una volta identificate le parti di pavimentazione migliori. Il quarto chilometro si conclude davanti al Maxxi, bel museo delle arti del XXI secolo, costruito restaurando un magazzino e un pezzo di caserma.
mercoledì 21 novembre 2012
Ciclorumentismi #10
Quel che resta del 3° km
Qui incrocio un bel numero di altri ciclomani anche se quelli del mattino sono pochi e abbastanza abbrutiti, come il sottoscritto del resto. Questo percorso ha poco di eccitante, si va dritti, si brucia un semaforo quando si può i direzione del Foro Italico, guardando distrattamente il panorama.
Ci sono diverse bici parcheggiate, legate alla meno peggio a pali, balaustre, alberi e cartelloni. Sono sempre le stesse, più o meno. Ecco, in questi giorni decisamente meno, al posto di una bicicletta c’era solo una ruota, fieramente incatenata al suo palo e fra l’altro pure mezza sbidonata.
Le bici di rubano pure a Roma quindi, ma a ben vedere si rubano quelle legate male. Eppure ci vuole così poco: legarla sempre a qualcosa di solido, assicurare sempre ruota e telaio assieme (altrimenti ti lasciano solo la ruota o solo il telaio), usare meno catena possibile (più difficile tagliarla), lucchetti e catene non devono mai essere vicini al suolo (non si può fare leva sul marciapiede per tagliare), lasciarla sempre in luoghi illuminati e se possibile di passaggio ed è sempre meglio spendere qualche dieci euro in più in catene e lucchetti che ritrovarsi senza bici, senza ruota o con la bici rotta.
Ma torniamo alla mia ciclabile, che poi non è nemmeno messa così male, a Roma c’è di peggio. Sicuramente un po’ di manutenzione non guasterebbe così come sarebbe gradita un po’ più di educazione pedonale al riguardo…
giovedì 8 novembre 2012
Ciclorumentismi #9
Il nemico del mio nemico
Il vero nemico del ciclista capitolino non sono le macchine, non sono i motorini, non sono i pedoni coi cani a spasso nelle ciclabili, non sono le salite e non è nemmeno il traffico. Il vero nemico del ciclista capitolino è il Comune di Roma.
È mattina, è questa mattina, e sono come di consueto sulla ciclabile di via del foro italico, verso la fine, verso la salaria. Succede che la pista è nelle consuete infami condizioni di un dopo pioggia e pazienza se dalla pioggia sono passati un po’ di giorni. In terra è pieno di pezzi di foglie, piante, spore muffe e funghi. Tanto il cemento verniciato è viscido di suo, le foglie peggio non fanno e poi uno allo zozzo ci fa un po’ l’abitudine.
Ad un tratto, in lontananza vedo un tipo della nettezza urbana con giubino arancione che lavora. Ogni raro si trova gente che lavora. Potano, puliscono. Gocce nel mare. Altrimenti non ci si sentirebbe come in quei film dove dei malcapitati arrivano in una città abbandonata dopo una tragedia nucleare dove tutto è rotto, vecchio e scassato e le piante hanno invaso la qualunque.
Insomma, c’è questo che lavora e rallento. Fra le mani ha un’enorme pala, tipo quelle da neve, che usa per raccogliere il fogliame ancora umido da terra. Usa una tecnica da gatto delle nevi: pala ferma in terra e spinge. In realtà non sembra raccogliere molto, lì ci sono strati e strati di roba che se li analizzi forse fai pure scoperte importanti, di quelle che finiscono su Nature, tipo. Quindi riusciva a raschiare lo strato superficiale e stop.
Comunque scampanello, lo supero a passo d’uomo, e proseguo. Riprendo velocità, la strada è in leggera discesa e gira verso destro. A metà della curva scorgo un individuo a pochi metri di distanza vestito da apicoltore (ovvero con una tuta bianca che lo copre dalla testa ai piedi) e con un tagliaerba in mano. Sulla pista quintali di erba appena tagliata e soprattutto bagnata. Il tipo non sembra vedermi e sentirmi. Freno. E provateci voi a frenare su cumuli di erba umnida appena tagliata. La bici slitta, io volo via. Atterro, un’agile capriola e sono apposto. Beh’ più o meno.
L’apicoltore mi soccorre. Mi chiede se mi sono fatto male. Dico di no, che sto bene, che non ho mai avuto carie in vita mia ma che dovrebbero mettere un avviso, che qualcun altro si farà male. Risponde che “c’è il mio collega con la pala”. Come se vedere un uomo con una pala che raccoglie foglie sia sufficiente per capire che più avanti si troveranno un fottuto apicoltore in agguato e la pista ingombra di infida erba bagnata.
Looisona invece ha avuto la peggio. Forcella piegata. E mannaggia ai cantieri non segnalati e anche a qualcun altro. Lui lo sa. E tace.
giovedì 18 ottobre 2012
Ciclorumentismi #8
2° km e un pezzetto
Quando giro a sinistra? Qui s’improvvisa. alcune volte è facile, altre è troppo rischioso, il piano b è fermarsi al semaforo e attraversare al verde coi pedoni, usarli come scudi umani. Che poi è un po’ il bello della bici, se non pensi di farcela, puoi fermarti e ragionare con calma, male che vada, ti trasformi in pedone e domani andrà meglio.
Torniamo in sella. Per un breve tratto sono di nuovo fuori dal traffico, con la strada ancora in pendenza. La presenza dell’ASL è foriera di ostacoli, per lo più macchine in doppia fila che scaricano gente malandata. Il peggio è l’imbocco su via Trionfale che, a quest’ora, di trionfale ha proprio poco.
Macchine. Tante e ingrumate in attesa di un verde. I primi tempi qui passavo sul marciapiede per poi immettermi nella circonvallazione al semaforo e facendomela tutta sul marciapiede ampio e sgombro (ad esclusione del banco del fruttivendolo e dei tavolini di un bar). Ora no, tempi ottimizzati, si va assieme alle macchine. Loro tanto vanno dritte, io svolto a sinistra con tutto il tempo e lo spazio per rimettermi poi comodo a destra e correre quanto possibile per allinearmi ai veicoli. Siamo ormai in pianura, vicini alla RAI e in cuffia il Ruggito del Coniglio mi allieta la traversata. Vado spedito grazie all’onda verde dei semafori, solo quando piove c’è qualche problema dovuto alle pozze d’acqua che nascondono profondità abissali e calamari giganti. Ancora una volta, più delle macchina, il problema sono i pedoni che provano ad attraversare la strade a caso. Per fortuna dura poco, giro a destra di colpo e sono nuovamente solo e dopo poche decine di metri mi approprio della ciclabile di Viale Angelico.
venerdì 12 ottobre 2012
Ciclorumentismi #7
1° km
Prima di prendere la bici metto il casco. Poi attacco la radio e metto le cuffie. Parto. La partenza è delicata. C’è subito la salita della rampa delle cantine da superare. E’ una salita ripida. Con la parte finale ancora più ripida. Poi mi fermo. Devo chiudere il cancello. Cancello d’altri tempi. In ferro. Da chiudere a mano con sommo clangore. E a questo punto parto davvero. In discesa. Bravi tutti. Poche macchine nel primo chilometro. Alcuni giorni mi fermo pochissimo dopo. Lascio la gnoma all’asilo e riparto. Questa parte di tragico è liscissima. Fino alla scuola. Una scuola elementare-media. Bambini ovunque. Macchine parcheggiata in modi creativi. Autobus. Anziani in fratina fluorescente che aiutano i bimbi ad attraversare la strada. Si supera e poco dopo m’immetto nel traffico vero. Puzza di tubo di scarico, ingorgo, gente incazzata. Incurante di semafori e macchine mi lancio giù per la corsia preferenziale dei bus. Bella la discesa in preferenziale. Si vola velocemente fino alla fine della tappa.giovedì 27 settembre 2012
Ciclorumentismi #6
Frontale
Il grande livello di manutenzione delle ciclabili romane potete solo immaginarlo. Le strade normali sono infami, piene di buche, con voragini che si aprono e popolate di pazzi su quattro e due ruote. Le piste ciclabili quasi peggio.
Non ci sono pazzi, ma anziani sordi, anziani con cani, ragazzini svagati, ragazzine con la faccia infilata nel cellulare, anziani che guardano le ragazzine col cane e via dicendo. Ma soprattutto ci sono le piante. Soprattutto nei pezzi di ciclabile vicino alle aree verdi, le piante strabordano e invadono la pista. La invadono di brutto con rami grossi così, cespugli di cardi selvatici e rovi di more. Tanti rovi. Grossi rovi. Spinosissimi rovi.
E insomma è successo che in un punto la ciclabile, invece di essere a doppia corsia si restringe. In questa già stretta lingua d’asfalto capita che la parte sinistra sia invasa dalla vegetazione. Poi a destra, in un punto, un tipo, nottetempo, è entrato con la macchina in ciclabile lasciando per ricordo un pezzo di marciapiede e vari macigni.
Quel punto è in curva. Io andavo. Tranquillo. Sbuco dalla curva e mi trovo un pazzo lanciato come un proiettile. Inchiodo. Lui ci prova. Inizia a sbandare. E l’alternativa non è bella. Da un lato ci sono io, ci sono i rovi, c’è la rete di ferro che cerca di contenere le piante, dall’altro lato ci sono quei paletti di metallo bianchi e rotti fatti a U rovesciata che separano la ciclabile dalla strada trafficata. E quindi lui sceglie me che nel frattempo mi ero buttato nei cespugli con tutta Looisona.
Dal botto ne usciamo illesi. Lui con bici sbidonata io con parafanghi un po’ storto. Si sistema tutto e si riparte.
La settimana dopo scopro che mi aveva rotto un carter. E mi sono quasi perso la catena.
Dura vita del ciclista.
martedì 26 giugno 2012
Ciclorumentismi #5
Governo Ladro
E infine piovve. Uscito di casa era sì nuvolo, ma con evidenti e ampie schiarite!
E invece all’altezza dell’evocativo Ponte della Musica, il diluvio. Che poi, di musica, al momento c’è solo i rumori delle ruspe e le urla dei manovali.
Andiamo con ordine. La tenuta sul bagnato va decentemente e tralascerei di ammorbarvi con la storia del freno posteriore un po’ fiacco (non per colpa sua, sono io che c’ho giocato un po’ e devo ancora regolarlo per benino). Dicevo la tenuta sul bagnato va bene, anche se ho scoperto che serve molta più attenzione. Ad esempio sono caduto. Sulle strisce. Quasi da fermo. Ma non è colpa mia! Dovevo schivare un pedone. Ho stretto troppo la curva. Mi hanno rubato la macchina. Un edificio in fiamme. Pioveva zolfo. LE CAVALLETTE! NON E’ STATA COLPA MIA!
Comunque sia, il resto del tragitto è andato bene. Il Kway è quasi sufficiente. Pensavo di bagnarmi di più, invece sarà sufficiente aggiungere un paragambe, un poncho o un’altra diavoleria che mi eviti di bagnare le cosce. Dà in effetti MOLTA soddisfazione, essere lì, tranquillo per la tua strada libera, mentre attorno il traffico letteralmente impazzisce come solo con la pioggia succede.
martedì 22 maggio 2012
Ciclorumentismi #4
la fossa
E doveva capitare prima o poi la foratura. Tornavo a casa in tutta serenità, tutto contento del miglioramento dei tempi di viaggio e mi stavo godendo il tragitto. Strada in discesa, alcune foglie, vado dritto. BUM. Una mina incredibile, per urto e rumore, con la ruota posteriore. Sotto le foglie c’era una buca infame schivata non so come con la ruota davanti.
Vado comunque avanti, finché non sento poca stabilità, controllo: ruota dietro a terra.
E qui viene il bello. Prima di prendere la bici mi ero già munito di camere d’aria antibuco. Sono delle camere d’aria con un liquame dentro che, in caso di foratura o rottura, sbrodola e secca, così da tappare la falla. Le avevo montate? No. Perché? Perché temporeggiavo, non sapendo bene la procedura di smontaggio della ruota posteriore, aggravata, fra l’altro, dalla presenza di un cambio interno al mozzo. Mi sono quindi maledetto.
Provo comunque, in fondo ho un po’ di attrezzi dietro, fra cui le chiavi per smontare la ruota e i cerotti per la camera d’aria. Non ho la chiave per togliere il cambio. Decido di chiedere aiuto alla tecnologia (canaglia infame meretrice), il gps mi dice che un km e mezzo di distanza c’è una rivendita/riparazione bici. Orbene, a piedi, con mezzo al seguito, mi faccio questo chilometro abbondante in salita per scoprire che il gps aveva mentito. Torno indietro non prima di essermela presa con alcuni santi patroni. Penso alla soluzione finale, ovvero lasciare la bici per riprenderla il giorno dopo. Ci sono però due problemi:
- Non mi sono guadagnato il favore degli dei, quindi la possibilità di trovare 2 o anche 3 biciclette al ritorno è altissimo;
- Ho lasciato il fondamentale lucchetto ad arco a casa, non aveva voglia di uscire e l’ho accontentato, me stolto.
Non posso farmi 6 km con ruota forata al seguito, è tardi, ho fame e ho paura di danneggiare lo pneumatico e/o il cerchio.
Vado avanti per un po’ e poi decido di lasciare la bici all’Auditorium, in mezzo a bici cadavere, tornare in bus. Per tornare subito di corsa in macchina e portarmi via il mezzo invalido.
Tutto secondo i piani, a parte che infilare quell’affare in macchina non è stata impresa banale.
Per fortuna non pioveva. E faceva caldo.
La morale è che ho montato la camera d’aria anti buco, imparato e regolare il cambio, i freni e a sostituire una ruota a tempi da pit stop di formula 1 (pare vero!)
giovedì 10 maggio 2012
Ciclorumentismi #3
Ancora vivo. E già. Non è facile disfarsi di Rumenta. Ineffetti l’entropia gioca tutta a mio esclusivo vantaggio. La Rumenta vi sommergerà. Inesorabile. E questo nonostante:
- anziani al volante
- macchine in doppia fila
- sudamericani che traslocano a piedi
- tassinari in retromarcia contromano come se non ci fosse un domani
- bambini sui pattini
- anziani a piedi
Ovviamente la combo mortale sono gli anziani al volante in doppiafila contromano che aiutano dei bambini sudamericani sui pattini a traslocare.
E poi c’è il settimo ostacolo:
il cambio.
Già, perché il cambio è rotto. 3 marce. Non ne funge una. Che è quella di mezzo, ovvero quella di cui abuserei al ritorno che è in salita ma non tanto salita salita da andare in prima è più in salita e basta che andrei di seconda. Ma non ho la seconda. E non vi racconto niente perché è sicuramente argomento per una nuova puntata di “tecnologia canaglia” (attendere prego).
Veniamo però al punto importante, perché c’è qualcosa di quasi nuovo di cui parlare: oggi s’è partecipato al Bike 2 Work Day (e se non sapete cosa sia vuole dire che non avete il post di ieri e quindi non vi voglio bene). E non ditemi che potevo avvertirvi prima di questa “bella iniziativa sportiva”, perché prima non sapevo quasi che mi sarebbe venuta la scimmia, che mi sarei preso una bici e che avrei partecipato io stesso medesimo a siffatto evento.
Orbene, per l’occasione ho invaso un forum, ho preso appunti e alla fine ho avuto il mio primo cilcoappuntamente al buio. Con un uomo. In bici. E l’uomo aveva degli adesivini di Ikea sul casco. E insomma partiamo fiero e spedito (lui) e passo incerto (io) convinti di incrociare autentiche orge di ciclisti, ammucchiate da competizione sulle due ruote. E invece nessuno. Con l’esclusione di un nutrita banda di una decina di velocipedi in cui ci siamo imbattuti ai Parioli.
Di conseguenza non saprei dire se l’iniziativa sia riuscita o non lo sia. Di sicuro c’è chi è andato al lavoro in bici e forse un esempio tutti i giorni vale più di mille iniziative.
mercoledì 9 maggio 2012
Bike To Work Day 2012
Domani c’è il Bike To Work Day, ovvero il giorno dove un sacco di loschi figuri si impegneranno ad andare al lavoro in bici e a fare promozione in tal senso.
Oggi ho sfidato il traffico e il genio architettonico della capitale e sono andato in ufficio. È andata gran bene. Mi sono divertito, ho visto panorami della capitale inconsueti e mi sono sentito bene. Ecco, si, questa è la parte più bella. Sentirsi bene. E rendersi finalmente e al di là di ogni dubbio che SI PUO’ FARE.
Arrivato in ufficio mi sono lavato l’ascella (la destra) e mi sono cambiato. Lusso.
Quindi, se avete curiosità e/o ve la volete rischiare qui trovate tutte le informazioni sull’iniziativa.
A presto per altri dettagli.
martedì 8 maggio 2012
Ciclorumentismi #2
Looisona
Ritirata la bici. Tutto bellissimo. A parte la sensazione di inabilità. 20 anni, più o meno, senza mettere le chiappe su un sellino un po’ si sentono. Una volta imparato a pedalare senza rotelle non te lo scordi. Sarà che è forse l’evento più violento e traumatico della vita di ogni maschio. Ricordo in proposito il babbo che mi lanciava per il corridoio di casa. Avevo una saltafossi gialla ereditata da una sorta di cugino collaterale di grado incalcolabile. E il pavimento in marmo. Marmo bianco. Molto elegante. Duro. Ma duro duro duro. E se non finivo sul pavimento mi spalmavo prima su una parete, su un termosifone o sulla robustissima porta d’ingresso. Il corridoio era largo, a prendere bene le distanze potevo pure fare inversione senza togliere i piedi dai padali. Ma io non ci sapevo andare.
E insomma, chi se lo scorda più? Quello che viene meno è l’attenzione al mondo esterno. Ti senti inadatto e pure un po’ ridicolo, lì, abbarbicato su quel trabiccolo mentre vedi sfrecciare automobili mortifere tutto intorno a te.
Allora sono tornato a casa col treno. Mi hanno pure controllato il biglietto. A me e a Looisa. Looisa o Looisona è la bici, non pensate cose strane. E comunque, poi, furtivamente, approfittando della calma postprandiale del sabato, ho fatto il mio benedetto giro di prova.
La prima sensazione è di libertà. Vuoi andare in un posto? In poche pedalate arrivi dove non eri mai giunto prima. La curiosità e l’improvvisazione prendono il sopravvento. Mi sono ritrovato a sfrecciate come il falco della strada per strade mai percorse fermato solo da vicoli ciechi.
Il giorno dopo ho unito l’utile al dilettevole e sono andato al supermercato. Ganzo. Molto ganzo. Anche se il sensazione di precarietà ancora un po’ permane. Ed è stato anche il battesimo di Looisona con la pioggia.
Il prossimo step è abbandonare ogni indugio, lanciarsi a capofitto nel traffico e affrontare il viaggio per l’ufficio. Se non avrete più notizie di me sappiate che vi ho voluto bene. Forse.
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