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lunedì 18 aprile 2011

Digitale terrestre


Il digitale terrestre funziona male.
E non lo scopre Rumenta.
Anzi, direi che è cosa risaputa.

Piuttosto, siamo proprio sicuri sia un male?

Magari, e dico magari (suppongo, immagino, profetizzo, invento, ...), uno, dopo aver preso a pugni l’antenna, tirato qualche sfondone al televisore, maledetto gli avi di qualcun altro, scopre che sfogliare un giornale, una rivista o financo un libro può essere divertente come e più dei pacchi. Magari scopre che parlare con chi ha vicino (o anche lontano) lo fa andare a letto più ricco e più sereno. Oppure, addirittura, può scoprire che la vita quotidiana può essere qualcosa di più di uno sveglia-vai-al-lavoro-lavora-torna-a-casa-cena-accendi-la-tv-lavati-i-denti-dormi.

Non so, magari scopre di avere un interesse, magari s’inventa un hobby, il modellismo, la musica, la teologia, la pelota basca, la metallurgia, l’alcolismo, ...

Insomma, il digitale terrestre, e soprattutto i suoi problemi, forse sono una delle maggiori e più inattese benedizioni per questo Paese.

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