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giovedì 5 giugno 2008

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I traduttori automatici sono una bella cosa? Forse.

Ho provato a tradurre in inglese il proverbio “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”, poi dall’inglese l’ho passata in croato, poi in arabo, poi in finlandese, poi in francese, poi in russo, in inglese e di nuovo in italiano. Il risultato è un notevole: Molto grasso, il Comitato contro la tortura, che non ci lasciano Zampino.

Ok, ho giocato sporco mi sono detto. Facciamo un giro solo tra le lingue europee di un detto più semplice... Tipo, “Il mattino ha l’oro in bocca”, il risultato è apprezzabile nonostante diversi passaggi fra inglese, francese, spagnolo, tedesco, norvegese e greco. Solo mettendoci di mezzo il giapponese sono riuscito ad ottenere Oro mattina, dalla bocca.

Ho pensato quindi di giocare pulito con “non tutti i mali vengono per nuocere”. Italiano-inglese-italiano. Il traduttore di risponde così: non tutti i danni a venire mali. Allora ho provato a insistere, dopo un passaggio italiano-inglese-francese-tedesco: non sono tutte pregiudizio Mali.

Perché tutto questo? Perché uno dei progetti punta di google è proprio relativo ai traduttori. Il loro scopo sarebbe quello di permettere ai browser la traduzione automatica di ogni pagina web nella lingua madre dell’utente. Scopo lodevole, non c’è che dire. Per farlo oltre al vocabolario, vogliono creare un software che analizzi i libri e le loro traduzioni, imparando in questa maniera come gestire frasi complesse. Mettiamola così, l’obbiettivo è ancora lontano.

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