Citazione

mercoledì 12 maggio 2010

relax!


Mi trovavo in uno dei gloriosi centri commerciali della capitale, gironzolando per uno dei corridoio mi trovo davanti a uno spazio indicato come Area Relax. In realtà non era proprio uno spazio ma solamente due grosse poltrone di pelle nera affiancate su un lato del corridoio. Poltrone per un massaggio automatico. È più forte di me, se c’è una stronzata, devo provarla e quella sembrava proprio una stronzata gigante!

Mi siedo, prendo un euro, lo infilo nell’apposita fessura.

La poltrona si attiva iniziando a portarmi in posizione sdraiata. Bello. Poi inizia a stritolarmi le gambe. Non bello. Stringe sempre di più, provo a spostarle, immobilizzate. Proprio quando sto per urlare “Fuggite! È una trappola!” la sedia mi spara nella schiena delle cose tonde e grosse come biglie (intendo quelle di plastica con le foto dei ciclisti). Male, molto male.
Poi le biglie iniziano a muoversi e la presa alle gambe diminuisce.
Appena posso, provo a sistemarmi meglio, lei riprende a stritolarmi le gambe. Peggio di prima. E intanto vengo crivellato da colpi di biglia nella schiena.

La tortura procede per 5 minuti, durante i quali sono oggetto di scherno da parte di tutti i passanti. Lo ammetto, quando le biglie non cercando di entrarmi nelle carni o non schiacciano le ossa la cosa è anche un po’ piacevole, ma sono momenti che durano poco. Sembra di essere massaggiati da una ciurma di pirati ubriachi e maneschi.

martedì 11 maggio 2010

bla bla bla


“I clandestini che non hanno un lavoro regolare normalmente delinquono”, lo ha detto la Moratti. È invece universalmente nota la propensione all’onestà degli Italiani, con o senza lavoro. Battute qualunquiste a parte, che intende il sindaco di Milano per “delinquere”? Non facendo riferimento a nessuna accezione particolare del vocabolo, presumo intenda quanto affermato dal vocabolario della lingua italiana, ovvero “commettere uno o più delitti” dove il significato di delitto oscilla fra “violazione di una norma penale per la quale siano previste le pene dell'ergastolo, della reclusione o della multa” e “grave mancanza o colpa”. 

Un immigrato senza lavoro dovendo pur mangiare o andrà a rubare o lavorerà in nero o chiederà l’elemosina. Due su tre di queste opzioni presuppongono una “violazione di una norma penale per la quale bla bla bla”, ovvero un delitto. 

Hey, attenzione, ma questo... ma questo vale anche per tutti gli altri. Cioè, tu, che leggi, se domani ti trovassi senza lavoro che faresti? Si, abbandonati a tutti i gesti apotropaici propri della tua cultura, ma poi immagina che faresti. Ne cercheresti un altro, giusto? E se non lo trovassi? Se ti andasse male? Chiederesti magari aiuto agli amici e/o alla famiglia? Ma questa è elemosina, in fondo. E se nessuno ti aiutasse? E quando gli aiuti finiscono? Ti arrangeresti... pulisco cantine raccolgo tutto, donne è arrivato l’arrotino e l’ombrellaio, ripetizioni, lezioni, vendo oggetti, a.a.a. sarò tuo/a tutta la notte chiamare ore pasti, piccole riparazioni offresi, teresa arriva presto, finisce presto e pulisce pure il cesso... tutto in nero, perché i “lavoretti”, è noto, sono in nero. Oppure vai a fare il commesso da Burger King, sempre che tu non sia “over qualified”...e comunque non basterebbe, dovresti fare anche altro. Evadere le tasse, fino a prova contraria, è reato, come rubare. Comprensibile, per carità, ma è comunque reato.

Poi, se pensiamo che abbiamo un parlamento occupato da un certo numero di inquisiti e pregiudicati e che uno dei record nazionali è l’evasione del fisco, qualche pensiero in più sulla questione andrebbe fatto. Non da me, non ora.

Tornando al tema, un extracomunitario senza lavoro ha comunque una quarta opzione quella del tornatene a casa stronzo. Che è quella che sembrerebbe suggerire lady Moratti. Ma, anche in questo caso, è un opzione che vale per un sacco di persone, a prescindere dalla nazionalità... tipo, la Moratti, non potrebbe andare a casa, chiudersi nella stanza dei fornelli e fare la brava massaia?

lunedì 3 maggio 2010

trilobite


Un’amica, nel suo blog, scrive questo. E io mi ci ritrovo in pieno. Più che un dinosauro mi sento un fossile, uno a caso... facciamo un trilobite. Sto lì. Fermo immobile. Osservo, vedo, rifletto, traggo conclusioni, ma lì restano finché le scordo. Tempo, cose, persone mi scorrono davanti e non ho voglia/modo/tempo/capacità di fissare il tutto, nero su bianco o a chiazze di colore da qualche parte. 

Quando ci provo, quando mi dico “eh no, caro mio, ora ti metti lì, e invece di fare le cose inutili che stai facendo, dedichi 10 minuti a scrivere qualche cazzata” è il momento in cui mi sento una vecchia di campagna che si ritrova in una metropoli, in mezzo al traffico. Mi sento inadeguato, improvvisamente non so più di cosa scrivere e se ho un’idea non so più come scriverla, come rendere il pensiero lineare, come renderlo un minimo frizzante se non divertente. Finisce che magari scrivo, e il tutto alla fine sembra solo un banale piagnisteo intriso dell’atmosfera da sabbia mobile in cui sono immerso per circa 8 ore al giorno.

Penso a non troppo tempo fa, quando non solo riuscivo a scrivere una cosa diversa al giorno, ma la scrivevo mediamente in modo decente e, soprattutto, avevo una lista di cose già scritte e idee abbozzate a cui attingere nei giorni di magra. Non sto sicuramente lavorando più di 2-3 anni fa, non ho una vita tanto più piena, eppure ho il cervello fossilizzato, anzi, una parte sola del cervello è fossilizzata, quella creativa.

Forse è solo un meccanismo di difesa, per far fronte allo stress quotidiano è necessario tenere un stand by tutto il resto sfruttando ogni dannato minuto senza tensione per depressurizzare.

Oppure sto invecchiando.

So che c’è altra gente in questa situazione e so anche che è necessario trovare una soluzione... una soluzione che non contempli proiettili, esplosioni o attese sarebbe sicuramente apprezzabile.

venerdì 9 aprile 2010

chi beve birra....


Questa volta l’amara sorpresa mangereccia è avvenuta in una birreria nota come Lapsutinna. Come birreria è fenomenale, fornitissima di roba incredibile con il problema storico dei prezzi che, in un’incresciosa escalation, sono arrivati a vette tali che con un'amica abbiamo sostituito il rituale della birra periodica con quello del sushi.

Lapsutinna, oltre a vendere birra, spaccia anche primi piatti, secondi e dolci. Tutta roba di qualità preparata dai tenutari con tanto affetto. Il problema è che, ormai, una fettina di dolce e un birra costano quanto una cena. Ok, la qualità si paga, è vero, ma prima di parlare dovreste andare a vedere il locale.

Un autentico buco di cesso con appese alle pareti delle mensole coperte di lattine, boccali e bottiglie di birra, una foto autografa di Stefania Orlando (ah, i vips!), una di Cloris la zingara della Luna Nera (mai più senza), una foto di un paesaggio, varie pubblicità di birre, un televisore lcd inchiodato a un muro (usato in occasione delle partite di pallone), una delicatissima mongolfiera che pende dal soffitto e poi... 2 teste di iena impagliate, una testa di tapiro impagliata e un lucertolone impagliato. Roba di gran classe, credetemi. Oh, a me della testa di tapiro non me ne frega un cazzo, mi piace l’osteria brutta, sporca, cafona, coi tavoli appiccicosi, le panche, gli spazi angusti, le foto trash e il cattivo gusto imperante. Mi piace perché ha degli indubbi vantaggi, tipo il calore, tipo la possibilità di mangiare roba schietta. Vi dirò, mi sta pure bene l’evasione fiscale (l’ho detto!) dell’oste anziano che mi mantiene prezzi onesti per arrivare dignitosamente a fine mese.

Altra particolarità del luogo, oltre alla fine estetica, è quello di essere frequentato da cozze. Sapete quelle tipe che non tocchereste nemmeno col pisello di qualcun altro? Ecco, quelle lì. La cozza è comunque molto utile per capire quando si deve smettere di bere... appena qualcuno del tuo tavolo, dopo l’ennesimo sorso di ottuplo malto, ammicca al tavolo delle cozze e ti dice “a ripensarci... quella a destra... quasi quasi... un colpettino...”. Ecco, insomma, quello è il momento di pagare e andarsene.

Smetto di divagare. Il luogo in questione non è più niente di tutto ciò, da un po’ di tempo a questa parte è diventato solo un buco di cesso, molto costoso e gestito da evasori fiscali, tralasciando poi l'epopea del pos sempre misteriosamente rotto causa cortocircuito, incendio, erosione dei cavi, tralicci abbattuti, sciopero delle connessioni o che... e nonostante tutto, di rado, ancora ci si prova ad andare. In fondo un’abitudine decennale non si abbandona troppo facilmente. L’ultima volta (che prometto sarà davvero l’ultima), non troppi giorni fa, si entra, baci e abbracci con la padrona, ci si siede e si chiede un dolce e una patata fritta. Veniamo scrutati come due cacce di cane abbandonate davanti a un supermercato. Il regolamento del locale impone di bere, ci viene detto. Badate bene, il concetto di “regolamento del locale” in una topaia come quella è già di per sé elemento di ilarità, ma quanto il fatto che il “regolamento del locale” imporrebbe a chiunque vi metta piede la consumazione di un qualche beveraggio... beh è troppo. Puoi mangiarti quello che vuoi, ma se non bevi violi il regolamento del locale. E sono cazzi. Cioè, sarebbero cazzi...

mercoledì 31 marzo 2010

surprise! (you're dead)


L’altra sera sono uscito col mio amico Alarico. Andiamo in pizzeria, gli ho detto, già pregustando un locale trasudante sugna sotto l’Aventino. Poi però ho riflettuto, lunedì è giorno infausto per mangiare fuori casa, e il locale della sugna era infatti di riposo settimanale. Ho passato in rassegna buona parte delle mie pizzerie predilette, molte chiuse il lunedì, altre site in quartieri logisticamente da evitare. Poi l’illuminazione, si potrebbe andare da Velavevodetto a Testaccio. Trattasi di pizzeria sita all’interno del monte Testaccio, che come i più istruiti sanno, è un monte artificiale, edificato in epoca romana quando fungeva da discarica specializzata nei cocci (testae in latino) provenienti dal vicino porto fluviale dell’Emporium. 
Insomma il locale, come i tanti vicini, è scavato dentro un monte di vasi, vasetti e anfore. Molto suggestivo e con una cucina discreta a prezzi ancora civili.

Arriviamo, entriamo e lo troviamo ripulito e pieno di gente tirata a lucido. Ci trovano un misero tavolo per tre, ci sediamo. Ad attenderci, sulla tovaglia, un’eloquente carta dei vini. Ci vengono portate, come benvenuto, delle bruschette e solo a quel punto apprendiamo la cattiva novella. I sospetti diventano certezza: non è più una pizzeria.

Eccoci. Il segno della decadenza dei tempi, un locale simpatico, caldo e alla mano che si trasforma in un covo attira vecchi arricchiti col vezzo di “mangiave buvino”. Rigatoni alla carbonara a 10 euri. Gricia a 8 e poi ricette un po’ inventate. Il gusto, ammetto, c’è... anche se il fatto che portino i piatti già coperti di formaggio lascia più di un sospetto sulla qualità complessiva delle pietanze.

Odio tutto questo.

E ho pure una voglia malsana di carbonara, adesso.

giovedì 25 marzo 2010

incommensurabile


Dice Bagnasco che la vita umana dev’essere difesa innanzitutto dal delitto incommensurabile dell'aborto e che questo è uno dei valori non negoziabili in base al quale i cattolici dovranno votare. C’era da scommetterlo che saremmo ritornati al “Dio vi vede e Stalin no”.

Quando l’hanno accusato di fare campagna elettorale, ha detto che la disoccupazione è brutta quanto l’aborto... quindi è un delitto incommensurabile... ma il delitto è essere disoccupato o è il “disoccupare” qualcun altro?

Nel frattempo il papa ha detto che si vergogna e che i preti irlandesi sono degli sporcaccioni. Ovviamente ha dovuto dirlo perché la merda è finita nel ventilatore.

Prendi ad esempio il Wisconsin, prendi un prete e prendi dei bambini sordi. Sembra una barzelletta di quelle scorrette, in realtà il prete del Wisconsin pare abbia abusato, nell’arco di 27 anni, di 200 ragazzini. Il reverendo Lawrence C. Murphy non ricevette mai alcuna punizione o sanzione venendo invece trasferito in segreto in alcune parrocchie e scuole cattoliche, prima di morire nel 1998. 

Non fu punito perché non incidere sulla sua salute precaria (!) e perché dopo le prime segnalazioni non ce ne furono altre. E indovinate un po’ chi era a conoscenza di tutto ciò? Un certo Cardinale Ratzinger, quello che da papa ha detto di vergognarsi (che mi pare il minimo), e un certo Cardinale Tarcisio Bertone.

Personalmente sono stufo di parlare di incoerenza e ipocrisia, quindi mi limito a sottolineare i fatti:

1. l’aborto è un delitto incommensurabile ed è un valore non negoziabile;
2. il diritto al lavoro è sacro;
3. inchiappettare ragazzini non è un delitto incommensurabile, di conseguenza siamo davanti a un valore negoziabile, che non vale poi così tanto;
4. il fatto che un tuo confratello inchiappetti ragazzini è qualcosa che, nella peggiore delle ipotesi, può provocare vergogna e sdegno ma solo se questo ha ritmi degni di Rocco Siffredi e solo se sei papa;
5. Non sempre la vista di Dio è più aguzza di quella di Stalin.

Morale creativa?

mercoledì 24 marzo 2010

i have a dream


Un passatempo nato in Australia, che ha fatto appassionare tutto il mondo, è il lancio del nano (dwarf tossing). Disciplina barbara ma sofisticata che ha ottenuto reazioni contrastanti.

Tuttora è in corso un contenzioso sulla conformità della pratica alla Dichiarazione Internazionale dei Diritti dell'Uomo e in alcuni Stati americani, come l'Illinois e il Michigan, è stata addirittura proibita dalla legge. Il nano, indossata una tuta, un casco e protezioni per gomiti e ginocchia, viene afferrato per due maniglie poste sulla schiena e lanciato il più lontano possibile.

Esistono diverse specialità, come il lancio attraverso la vetrata o quello nel cerchio di fuoco (in questo caso è obbligatorio avere con sé un estintore). Il record vigente appartiene a Jimmy Leonard che ha lanciato Lenny the Giant alla ragguardevole distanza di 9 metri e 15 centimetri. Perché la misura sia omologata occorre che il nano sia consenziente o quantomeno che non emetta un suono durante il volo e al momento dell'impatto. In Italia non è diffuso, ma è possibile praticarlo in alcune discoteche di Ibiza.

Ma senza scomodarsi sino in Australia, anche l'Europa del Nord è patria di sport altrettanto pittoreschi, come il lancio dello sterco di mucca (irlandese) o il lancio del gatto (antico sport celtico). La Svezia e la Finlandia sono inoltre le regioni in cui è maggiormente praticata la specialità del Lancio dello Stivale, tanto che l'8 e il 9 luglio di quest'anno a Pievalesi, in Norvegia, si è tenuto il Campionato Mondiale del Lancio dello Stivale. Dimensioni e peso dello stivale sono stabiliti da criteri validi in tutto il mondo: per gli uomini deve essere un 43 e pesare 950 grammi, per le donne, giustamente, un 38 (650 grammi). Lo stivale deve per forza essere destro. Sino ad ora il lancio più lungo nella specialità maschile misura 47 metri.

mercoledì 17 marzo 2010

la fiera dell'ovvietà


Da qualche parte avevo letto che bisogna alzare ed utilizzare il proprio voto, almeno finché ne hai diritto. Da qualche altra che votare è un dovere per rispetto a chi, anni fa, si è fatto ammazzare proprio per darti quest’opportunità.

Penso che se bisogna votare tanto per fare, sia inutile farlo. È meglio che, a questo punto, a decidere sia chi è cosciente di quello che sta per fare. Dicono non sia democrazia, ed in effetti è vero. Personalmente non so cosa sia più giusto, non so nemmeno se è giusto che i voti abbiano tutti lo stesso peso. So però che iniziare a supportare l’idea che alcuni voti valgano meno di altri è incamminarsi per la strada che porta a cosa brutte.

Trovo molto inutile basarsi sui comizi e i proclami. In fondo chi è che dirà mai pubblicamente che aiuterà i ladri a farla franca, difenderà i gruppi delle lobbi di potere e lo metterà in quel posto a pensionati e lavoratori? Nessuno. Contano i fatti e al giorno d’oggi i fatti possiamo misurarli.

Ora, quelli con cui me la prendo sono quelli che non s’informano, che lo trovano noioso, che delegano ad altri, che “di politica non ci capisco niente” e che, nella migliore delle ipotesi, hanno un approccio al voto partigiano. Oggi ci vuole poco per essere informati, ad esempio potresti andare su OpenPolis, cliccare su “Politici” e scrivere nome e cognome di quello che vorresti votare e guarda un po’ chi è, chi non è, che ha fatto. È tutto gratis.

Poi, magari, si puoi anche andare su OpenParlamento (è sempre gratis) e farlo, magari, una volta al giorno o a settimana o al mese, per verificare cosa si è fatto, cosa il parlamento sta decidendo in tua vece. Già, perché chi decide lo fa perché gli hai detto TU di farlo e se non glielo hai detto tu, vuol dire che non hai votato, delegando la responsabilità a qualcun altro. E se sta facendo qualcosa di diverso da ciò che ti ha detto avrebbe fatto, allora è, forse, il momento di protestare, che dici?

Lo so anch’io che la politica è noiosa, che la politica nostrana oltretutto è pure sporca. Un porcile dove il più pulito ha probabilmente la rogna. Io non ho però il fegato di presentarmi, quindi mi tocca scegliere fra quello che passa il convento, per il meno peggio. E se il meno peggio lo scelgo oggi, domani dovrò scegliere fra lui e un meno meno peggio. I progressi si fanno pian piano, serve buona volontà, come per tutto.

Poi se mi rivotate i berluscones siete davvero infami, eh!