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sabato 28 giugno 2014

Ciclorumentismi #19

365 giorni fa portavo a casa il Signor Scott, dopo un anno disastroso a correr dietro a una bici di bassissima qualità.
Fu subito amicizia, il Signor Scott si dimostrava immediatamente un compagno affidabile, sicuro, comodo. Così è stato. 365 giorni e 4000 chilometri dopo (in realtà siamo quasi a 4100) poco è cambiato. 

il Signor Scott a subito, nell'arco di questi 12 mesi, 3 forature (di cui 2 per mia incuria) e il cambio delle pasticche dei freni (dopo 3000 km). Circa 50 euro di manutenzione contro un risparmio in benzina di oltre 500 euro (e poi c'è il tempo, la salute, la palestra, i parcheggi, le incazzature, ...), i calcoli precisi fateli voi.

In quest'anno ho visto aumentare sensibilmente i ciclomobilisti i strada, ora siamo ad una densità media di 2 al km che, con la bella stagione, tende ad aumentare sensibilmente.

lunedì 4 novembre 2013

1000 e più

Superati di un bel pezzo i primi 1000 km con il sig. Scott, ma qui gli aggiornamenti latitano e... insomma... lo sapete.

Due i problemi riscontrati: ho bucato due volte e si è allentato il cavalletto. Considerando che Looisona a questo punto s'era già fatta un mese d'ospedale direi che va alla grandissima.

Certo, purtroppo per la seconda foratura mi sono messo nelle mani di un ciclista ex macellaio e il risultato è stata una ruota da ricentrare.

Superato abbondantemente il primo anno di bici giornaliera (o quasi), posso anche lasciarmi andare a qualche considerazione sparsa:
  1. Andare in bici al lavoro continua ad essere divertente. E questo già non è poco. Le poche volte che sono stato costretto a prendere l'auto è stato leggermente fastidioso;
  2. Non sono più avvezzo agli ingorghi e questo ha avuto un influsso molto positivo sull'umore. Meno sulla capacità, una volta al volante, di districarmi nel traffico. A livello prettamente filosofico, perdere l'abitudine ad affrontare qualcosa di fastidioso penso sia una vittoria;
  3. C'è sempre un nuovo pezzo di percorso da scoprire e qualcosa da ottimizzare. Questo serve a tenere la noia lontana. Ma anche la possibilità di poter improvvisare percorsi diversi secondo i semafori che si incontrano non è da scartare, sarebbe bello riuscire a trovare un percorso tale da non dover mai mettere un piede a terra;
  4. Andando in bicicletta ho riscoperto il piacere di farmi quattro chiacchiere al telefono con gli amici. 
Di certo ci sono anche delle considerazioni relative al mezzo bicicletta da fare. 

La bici, per essere affidabile, va tenuta d'occhio con costanza e non si deve far l'errore di sottovalutare niente. Quindi gomme sempre gonfie, freni sempre reattivi e zero rumori strani. Può sembrare una rottura di palle, in realtà è questione di pochissimi minuti a settimana e, nella peggiore delle ipotesi, pochi euro di ciclista. Che poi se vogliamo è sempre meno di quanto si debba manutenere un'automobile, però è qualcosa che sto imparando a non sottovalutare.

In seconda battuta, come per tutto, è bene essere equipaggiati a dovere. Una pompa che pompi, un casco che non ti faccia sudare l'anima l'estate e via dicendo. Niente che debba essere acquistato tutto e subito però una buona attrezzatura aiuta a tenere sia la bici in forma che a tenere il morale alto.

In questo anno ho visto aumentare di molti i cliclisti in strada. Passando da una media di mezzo ciclista a chilometro arrivando agli attuali 2 a km. E questo nonostante piste ciclabili lasciate a sé stesse, traffico e concittadini ancora poco avvezzi alla presenza dei velocipedi per le strade. Segno che forse la strada intrapresa tanto pazza o sbagliata, alla fine, non è.

Dopo tutto questo tempo, posso anche dire con ragionevole certezza che le due più grandi iatture per un ciclista sono:

1. Le macchine in doppiafila. Sappiatelo quindi, ogni volta che lasciate una macchina parcheggiata in mezzo alla strada, Dio uccide un gattino ed un ciclista;
2. Le buche. Serve spiegare perché?

giovedì 20 giugno 2013

Ciclorumentismi #16


9°-10° km


Verde!

A questo punto due possibilità Farmi una ciclabile lenta, schivando cani, foglie, arbusti, o andando un po' più al galoppo ma in strada?

Sempre più spesso opto per la seconda possibilità che, fra l'altro, è quella più sicura oltre che veloce. Purtroppo la ciclabile implica sali scendi, ostacoli, percorsi più complicati benché nel verde e soprattutto i temutissimi vecchi coi cani. Qui, nello specifico, si tratta di cani giganteschi che scorrazzana a piede libero. 

Il tragitto su strada è abbastanza lineare e poi non ci passa praticamente mai nessuno.

Spesso incontro un anziano ciclista in questo tratto. Capelli e barba bianchi, abbigliamento tecnico, bici sportiva e vissuta. Ci salutiamo. E poi lui mi dà la consuenta pista, senza fatica e col sorriso. Gli arranco dietro finché posso e poi arrivederci a tutti.

Dopo il tratto stradale mi ricollego alla ciclabile, attraverso il fiume e mi butto giù verso i prati fiscali, rigorosamente su un marciapiede. Un marciapiede bombardato. Poi si arriva al temutissimo sottopasso pedonale.

Trattasi di un'utile struttura che serve per non farsi uccidere attraversando due grosse e trafficate arterie che però al calar delle tenebre si trasforma e diventa teatro di una serie di avvenimenti che lasciano segni tangibili visibili a noi utenti diaurni.

Approcciando la prima rampa viene spontanea una domanda: "ma quanto cacano le mignotte?". A giudicare da questo microcosmo, la riposta è "molto". Ma come sappiamo che si tratta di esseri umani? Perché ci sono pure fazzoletti sporchi di materia fecale. E come sappiamo si tratta di passeggiatrici? Dalla quantità di preservativi usati presenti al suolo. Goldoni normali l'inverno ma che col bel tempo sembra che quelli alla fragola vadano per la maggiore. Ma oltre a  cacca e profilattici ci sono anche segni di guerre a suon di bottigliate. Il risultati sono temibili cocci di vetro. E poi ogni tanto trovi qualche sorpresa diversa... per un periodo, ad esempio, c'era una confezione di plastica, di quelle dove nei supermercati mettono i pachino, con dentro una cacata gigante.

Bene. Superiamo la prima rampa e entriamo nel tunnel. Il tunnel viene lavato e pulito dai mezzi della nettezza urbana. Solo il tunnel. Le rampe no. A metà dello stesso prendiamo l'uscita, una lunga salita che ci porta in una sorta di sputo di area verde fra le due grosse strade. 

Qui il panorama è bucolico. Al più si trovano resti di giornaletti porno all'apparenza anni 90 e si avanza in questo micro boschetto, fino al secondo tunnel. Questo è pulito. E non puzza. Mistero. Tornato in superficie sono a un passo dalla meta che raggiungo con poche difficoltà.

martedì 30 aprile 2013

Ciclorumentismi #15

8° km

il tratto terminale della ciclabile lungo la tangenziale è in leggera salita, anche se sembra in discesa. La pista è più stretta e scivolosa e non so perché. Fatto sta che qui una volta mi sono quasi ammazzato. Ma non era colpa mia. C'era uno che tagliava le foglie. Con un tagliaerbe. Ed è spuntato all'improvviso. E per terra solo erba tagliata e umida.

Ma torniamo al percorso. La ciclabile si stringe ad una corsia e termina con il semaforo che vorrebbe farmi attraversare via Salaria. E' il semaforo più lento del mondo. E il traffico è quasi sempre in piena. Può scattare il verde ma le macchine ferme davanti ostacolano comunque l'attraversamento.

L'attesa al semaforo è uno di quei momenti del tragitto che mi rende fiero della scelta di cambiare abitudini di trasporto. La gente in macchina è incazzata, aggressiva, scattosa. Te ne accorgi da come cercano di ammazzarti, a prescindere dalla luce del semaforo, perché sei semplicemente un ennesimo ostacolo che li separa dalla loro destinazione. Lo so perché è successo anche a me, tante e tante volte... e comunque poi riesco ad arrivare dall'altro lato in tempo per mettermi in attesa dun altro incrocio.

Eh già, questa tratta è lenta. Tante attese. Semafori lunghi.....

martedì 5 marzo 2013

Ciclorumentismi #14

7° km

Questo è uno dei tratti che amo di più del viaggio d'andata. Ci si lascia alle spalle il caos dei Parioli e si percorre su ciclabile un lungo tratto lontano da macchine, case e città che via via costeggia sempre più verde. A destra ci sono o piante o un circolo sportivo, a sinistra, oltre la strada, tutto parco.

La ciclabile non è deserta come si potrebbe sospettare, è infatti invasa da signore ricche con cani giganteschi, servi delle signore ricche con cani piccoli, anziani al pascolo ed è pure luogo di transito per studenti liceali. Caratteristica di questi ultimi è camminare con le cuffie e gli occhi incastrati nello schermo del telefonino. Impossibile farsi notare. Difficile schivarli perché si muovono in branchi.

La ciclabile è in uno stato decente di conservazione, purtroppo è stata disegnata da un pazzo. C'è una curva in cui si restringe per lo spazio necessario a far passare una bici e dopo un lungo tratto è a corsia singolal. Altro elemento critico sono le piante che, lasciate a sé stesse, invadono la pista. Poco male, direte. E sì, poco male, se non si dovessero schivare rovi ad altezza faccia. Il casco è un'autentica benedizione in questi casi perché pedalando a testa bassa si riescono a rimuovere la gran parte degli ostacoli!

L'inverno la pavimentazione diventa un infido ammasso fangoso di terriccio, foglie morte e altro. E poi ci sono le macchine gigantesche della roma bene che frequenta il centro Aniene che escono dai parcheggi e dalle 2 stradine d'immissione. Niente di grave, insomma.

Per ovviare ai tanti problemi dei primi 500 metri è sufficiente pedalare in strada. Le macchine sono rare, l'asfalto offre un grip migliore, più pulizia e meno macchine sbucano dai lati a caso. Lo so, il codice della strada dice che il ciclista ha l'obbligo di usare la ciclabile a prescindere dallo stato della stessa. Se c'è la usi. Magari quando diranno che la ciclabile non è posto per far cacare cani o per parcheggiare la macchina e magari le segnaleranno meglio, se ne potrà parlare.

Sarà un caso, comunque, ma 2 dei miei 3 "incidenti" sono accaduti in questo tratto e in pieno percorso ciclabile.

Proseguendo ci affianca a Villa Ada. TANTO verde e aria decisamente più fresca che l'estate è una manna e l'inverno è nebbia estrema. Sempre l'estate, il verde cresce selvaggio occupando tutto l'occupabile (e ciclabile ridotta a poco meno di una corsia), l'inverno arrivano foglie, rami, acqua e fango. Peccato perché è un piacere correre qui. Si supera anche la moschea. e soprattutto il venerdì è molto bello, perché la mattina i commercianti arabi stanno montando i banconi e iniziando a cucinare roba profumatissima. Fine del paradiso per gli occhi, si sfocia in tangenziale.

A destra si vede sempre villa Ada, ma a sinistra l'orrore del traffico impazzito si mostra in tutto il suo degradante rumore. Però il tratto di ciclabile è tutto dritto, lungo e permette di correre parecchio ed è divertente sfrecciare compatendo gli automobilisti che bestemmiano. Unici problemi del tracciato, due "opere d'arte" erette da qualche genio che devo ricordarmi di fotografare e un addestratore di cani che ha il vezzo di annaffiare la pista... e va bene l'estate, ma l'inverno ghiaccia. E non è bello. No, no, no.

giovedì 31 gennaio 2013

Ciclorumentismi #13

6° km

il semaforo dura un sacco, ma con un po' di pazienza se ne imparano le dinamiche ed è possibile attraversare in tutta sicurezza senza attendere il verde. A questo punto eccoci su Viale Parioli. Per un brevissimo tratto è tutto bello. Ciclabile pulita, nessuno tra le scatole. In questo tratto, una volta mi è uscita la catena, un'altra volta ho bucato e un'altra ho perso una luce. Il quartiere evidentemente mi odia e cerca di dissuadermi dal passare di qui.

Non demordo e mi appresto ad arrivare al semaforo successivo. Anche questo è lentino e più difficile da driblare e non è raro che qualcuno col suv ti si fermi davanti e parcheggi.

Non ci sono problemi. Appena scatta il verde dall'altro lato la ciclabile continua per un sacco di strada. Per finire questa tappa mi accontento di passare attorno ad un albero in mezzo alla pista, davanti a un commissariato per arrivare nei pressi di un circolo sportivo. Attorno non c'è altro. Tanto verde. Tanta solitudine e poco traffico.

mercoledì 23 gennaio 2013

Ciclorumentismi #12


5° km

L’attraversamento della via Flaminia è semplice, molto più semplice di quello che si possa presentare grazie ai semafori per il tram. Da qui è possibile ritornare su un brevissimo tratto di ciclabile che passa davanti all’Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano. È una struttura che trovo brutta ma contemporaneamente affascinante. Sembrano tre giganteschi bacarozzi e vicino c’è un locale frequentato da gente indecente. Ogni tanto passare di qua è un problema, una volta c’è la festa del cinema, una volta mettono una pista per pattinare sul ghiaccio, un’altra volta via vai di operai che montano o smontano strutture. Per un periodo anche una serie di convegni… poco male, in qualche modo si riesce a superare e ci si gode di un momento di libertà da traffico e macchine. L’inverno qui inizia la nebbia, ci si avvicina ai parchi e il fiume poco distante certo non aiuta. Il passaggio dell’Auditorium non è però esente da rischi: il marmo è bello ma con l’acqua diventa un tantinello scivoloso. Procedere con cautela.

Dopo l’auditorium ecco una salita in mezzo alla strada per poi immettersi sulla ciclabile che costeggia Villa Glori andando verso i Parioli. E’ una ciclabile tenuta un po’ male, per usare un eufemismo. Foglie, rami, immondizia, detriti del muro di cinta della villa che ormai cade a pezzi, cumuli di foglie alti quanto un uomo adulto… percorrendola si rischia anche di scontrarsi con dei cavalli (!) e si deve fare un po’ di slalom fra signore ricche con cani al seguito, corridori amatoriali e altro che ora non ricordo.

Quella dei cumuli di roba vegetale è un’autentica iattura. Chi spazza non raccoglie, chi raccoglie non spazza, chi pota non raccoglie e non spazza. Il ciclo di pulizia della strada dura settimane, prima cade la roba dagli alberi, poi viene accumulata, poi viene portata via, mentre nel frattempo ricade roba. E io me ne sto fermo al secondo semaforo più lento della storia.

giovedì 18 ottobre 2012

Ciclorumentismi #8


2° km e un pezzetto

Quando giro a sinistra? Qui s’improvvisa. alcune volte è facile, altre è troppo rischioso, il piano b è fermarsi al semaforo e attraversare al verde coi pedoni, usarli come scudi umani. Che poi è un po’ il bello della bici, se non pensi di farcela, puoi fermarti e ragionare con calma, male che vada, ti trasformi in pedone e domani andrà meglio.

Torniamo in sella. Per un breve tratto sono di nuovo fuori dal traffico, con la strada ancora in pendenza. La presenza dell’ASL è foriera di ostacoli, per lo più macchine in doppia fila che scaricano gente malandata. Il peggio è l’imbocco su via Trionfale che, a quest’ora, di trionfale ha proprio poco.

Macchine. Tante e ingrumate in attesa di un verde. I primi tempi qui passavo sul marciapiede per poi immettermi nella circonvallazione al semaforo e facendomela tutta sul marciapiede ampio e sgombro (ad esclusione del banco del fruttivendolo e dei tavolini di un bar). Ora no, tempi ottimizzati, si va assieme alle macchine. Loro tanto vanno dritte, io svolto a sinistra con tutto il tempo e lo spazio per rimettermi poi comodo a destra e correre quanto possibile per allinearmi ai veicoli. Siamo ormai in pianura, vicini alla RAI e in cuffia il Ruggito del Coniglio mi allieta la traversata. Vado spedito grazie all’onda verde dei semafori, solo quando piove c’è qualche problema dovuto alle pozze d’acqua che nascondono profondità abissali e calamari giganti. Ancora una volta, più delle macchina, il problema sono i pedoni che provano ad attraversare la strade a caso. Per fortuna dura poco, giro a destra di colpo e sono nuovamente solo e dopo poche decine di metri mi approprio della ciclabile di Viale Angelico. 

venerdì 12 ottobre 2012

Ciclorumentismi #7

1° km

Prima di prendere la bici metto il casco. Poi attacco la radio e metto le cuffie. Parto. La partenza è delicata. C’è subito la salita della rampa delle cantine da superare. E’ una salita ripida. Con la parte finale ancora più ripida. Poi mi fermo. Devo chiudere il cancello. Cancello d’altri tempi. In ferro. Da chiudere a mano con sommo clangore. E a questo punto parto davvero. In discesa. Bravi tutti. Poche macchine nel primo chilometro. Alcuni giorni mi fermo pochissimo dopo. Lascio la gnoma all’asilo e riparto. Questa parte di tragico è liscissima. Fino alla scuola. Una scuola elementare-media. Bambini ovunque. Macchine parcheggiata in modi creativi. Autobus. Anziani in fratina fluorescente che aiutano i bimbi ad attraversare la strada. Si supera e poco dopo m’immetto nel traffico vero. Puzza di tubo di scarico, ingorgo, gente incazzata. Incurante di semafori e macchine mi lancio giù per la corsia preferenziale dei bus. Bella la discesa in preferenziale. Si vola velocemente fino alla fine della tappa.

martedì 22 maggio 2012

Ciclorumentismi #4


la fossa

E doveva capitare prima o poi la foratura. Tornavo a casa in tutta serenità, tutto contento del miglioramento dei tempi di viaggio e mi stavo godendo il tragitto. Strada in discesa, alcune foglie, vado dritto. BUM. Una mina incredibile, per urto e rumore, con la ruota posteriore. Sotto le foglie c’era una buca infame schivata non so come con la ruota davanti.

Vado comunque avanti, finché non sento poca stabilità, controllo: ruota dietro a terra.

E qui viene il bello. Prima di prendere la bici mi ero già munito di camere d’aria antibuco. Sono delle camere d’aria con un liquame dentro che, in caso di foratura o rottura, sbrodola e secca, così da tappare la falla. Le avevo montate? No. Perché? Perché temporeggiavo, non sapendo bene la procedura di smontaggio della ruota posteriore, aggravata, fra l’altro, dalla presenza di un cambio interno al mozzo. Mi sono quindi maledetto. 

Provo comunque, in fondo ho un po’ di attrezzi dietro, fra cui le chiavi per smontare la ruota e i cerotti per la camera d’aria. Non ho la chiave per togliere il cambio. Decido di chiedere aiuto alla tecnologia (canaglia infame meretrice), il gps mi dice che un km e mezzo di distanza c’è una rivendita/riparazione bici. Orbene, a piedi, con mezzo al seguito, mi faccio questo chilometro abbondante in salita per scoprire che il gps aveva mentito. Torno indietro non prima di essermela presa con alcuni santi patroni. Penso alla soluzione finale, ovvero lasciare la bici per riprenderla il giorno dopo. Ci sono però due problemi:


  • Non mi sono guadagnato il favore degli dei, quindi la possibilità di trovare 2 o anche 3 biciclette al ritorno è altissimo;
  • Ho lasciato il fondamentale lucchetto ad arco a casa, non aveva voglia di uscire e l’ho accontentato, me stolto.


Non posso farmi 6 km con ruota forata al seguito, è tardi, ho fame e ho paura di danneggiare lo pneumatico e/o il cerchio.

Vado avanti per un po’ e poi decido di lasciare la bici all’Auditorium, in mezzo a bici cadavere, tornare in bus. Per tornare subito di corsa in macchina e portarmi via il mezzo invalido.

Tutto secondo i piani, a parte che infilare quell’affare in macchina non è stata impresa banale.

Per fortuna non pioveva. E faceva caldo.

La morale è che ho montato la camera d’aria anti buco, imparato e regolare il cambio, i freni e a sostituire una ruota a tempi da pit stop di formula 1 (pare vero!)

giovedì 10 maggio 2012

Ciclorumentismi #3


Bike 2 Work

Ancora vivo. E già. Non è facile disfarsi di Rumenta. Ineffetti l’entropia gioca tutta a mio esclusivo vantaggio. La Rumenta vi sommergerà. Inesorabile. E questo nonostante:
  1. anziani al volante
  2. macchine in doppia fila
  3. sudamericani che traslocano a piedi
  4. tassinari in retromarcia contromano come se non ci fosse un domani
  5. bambini sui pattini
  6. anziani a piedi

Ovviamente la combo mortale sono gli anziani al volante in doppiafila contromano che aiutano dei bambini sudamericani sui pattini a traslocare.

E poi c’è il settimo ostacolo:

il cambio.

Già, perché il cambio è rotto. 3 marce. Non ne funge una. Che è quella di mezzo, ovvero quella di cui abuserei al ritorno che è in salita ma non tanto salita salita da andare in prima è più in salita e basta che andrei di seconda. Ma non ho la seconda. E non vi racconto niente perché è sicuramente argomento per una nuova puntata di “tecnologia canaglia” (attendere prego).

Veniamo però al punto importante, perché c’è qualcosa di quasi nuovo di cui parlare: oggi s’è partecipato al Bike 2 Work Day (e se non sapete cosa sia vuole dire che non avete il post di ieri e quindi non vi voglio bene). E non ditemi che potevo avvertirvi prima di questa “bella iniziativa sportiva”, perché prima non sapevo quasi che mi sarebbe venuta la scimmia, che mi sarei preso una bici e che avrei partecipato io stesso medesimo a siffatto evento.

Orbene, per l’occasione ho invaso un forum, ho preso appunti e alla fine ho avuto il mio primo cilcoappuntamente al buio. Con un uomo. In bici. E l’uomo aveva degli adesivini di Ikea sul casco. E insomma partiamo fiero e spedito (lui) e passo incerto (io) convinti di incrociare autentiche orge di ciclisti, ammucchiate da competizione sulle due ruote. E invece nessuno. Con l’esclusione di un nutrita banda di una decina di velocipedi in cui ci siamo imbattuti ai Parioli.

Di conseguenza non saprei dire se l’iniziativa sia riuscita o non lo sia. Di sicuro c’è chi è andato al lavoro in bici e forse un esempio tutti i giorni vale più di mille iniziative.

martedì 8 maggio 2012

Ciclorumentismi #2


Looisona

Ritirata la bici. Tutto bellissimo. A parte la sensazione di inabilità. 20 anni, più o meno, senza mettere le chiappe su un sellino un po’ si sentono. Una volta imparato a pedalare senza rotelle non te lo scordi. Sarà che è forse l’evento più violento e traumatico della vita di ogni maschio. Ricordo in proposito il babbo che mi lanciava per il corridoio di casa. Avevo una saltafossi gialla ereditata da una sorta di cugino collaterale di grado incalcolabile. E il pavimento in marmo. Marmo bianco. Molto elegante. Duro. Ma duro duro duro. E se non finivo sul pavimento mi spalmavo prima su una parete, su un termosifone o sulla robustissima porta d’ingresso. Il corridoio era largo, a prendere bene le distanze potevo pure fare inversione senza togliere i piedi dai padali. Ma io non ci sapevo andare.

E insomma, chi se lo scorda più? Quello che viene meno è l’attenzione al mondo esterno. Ti senti inadatto e pure un po’ ridicolo, lì, abbarbicato su quel trabiccolo mentre vedi sfrecciare automobili mortifere tutto intorno a te.

Allora sono tornato a casa col treno. Mi hanno pure controllato il biglietto. A me e a Looisa. Looisa o Looisona è la bici, non pensate cose strane. E comunque, poi, furtivamente, approfittando della calma postprandiale del sabato, ho fatto il mio benedetto giro di prova. 

La prima sensazione è di libertà. Vuoi andare in un posto? In poche pedalate arrivi dove non eri mai giunto prima. La curiosità e l’improvvisazione prendono il sopravvento. Mi sono ritrovato a sfrecciate come il falco della strada per strade mai percorse fermato solo da vicoli ciechi.

Il giorno dopo ho unito l’utile al dilettevole e sono andato al supermercato. Ganzo. Molto ganzo. Anche se il sensazione di precarietà ancora un po’ permane. Ed è stato anche il battesimo di Looisona con la pioggia.

Il prossimo step è abbandonare ogni indugio, lanciarsi a capofitto nel traffico e affrontare il viaggio per l’ufficio. Se non avrete più notizie di me sappiate che vi ho voluto bene. Forse.